Scanner intraorale TRIOS 3Shape: tecnologia digitale per impronte dentali di alta precisione in odontoiatria contemporanea

Scanner TRIOS 3Shape: impronte digitali 3D precise, comfort elevato e flusso digitale in odontoiatria moderna.

TERRITORIO DI GAMBARA E SALUTE

3/7/20256 min read

Dall’impronta al modello digitale: come funziona 3Shape TRIOS

La scansione intraorale digitale sta cambiando il modo di rilevare la situazione della bocca e di trasferire queste informazioni nella progettazione odontoiatrica.

Per molti anni l’impronta dentale è stata una procedura abituale dello studio odontoiatrico: un portaimpronta, un materiale da miscelare e una massa da posizionare nella bocca per ottenere una copia della dentatura.

Oggi, in molte situazioni cliniche, questo passaggio può essere eseguito digitalmente attraverso uno scanner intraorale.

Tra gli strumenti utilizzati per questo tipo di acquisizione c'è 3Shape TRIOS, una tecnologia che permette di costruire progressivamente un modello tridimensionale della bocca partendo dalla scansione delle superfici dentali e dei tessuti circostanti.

Il vantaggio non consiste semplicemente nel non utilizzare più la pasta da impronta. Il cambiamento più importante è un altro: l'impronta diventa un insieme di dati digitali immediatamente utilizzabili per le fasi successive del lavoro.

Che cos'è 3Shape TRIOS

TRIOS è uno scanner intraorale prodotto da 3Shape.

Lo strumento viene guidato all'interno della bocca e acquisisce immagini delle superfici dentali. Il software elabora progressivamente queste informazioni e le ricompone in un modello tridimensionale.

Il risultato è una rappresentazione digitale dell'arcata che può essere osservata sul monitor, analizzata e utilizzata all'interno di un flusso di lavoro digitale.

La scansione non sostituisce la valutazione clinica e non costituisce, da sola, una diagnosi.

È un dato diagnostico e progettuale che può essere integrato con ciò che il professionista rileva durante la visita, con le fotografie, con gli esami radiografici e, quando indicato, con la CBCT.

È questa integrazione a rendere interessante la tecnologia.

Come avviene una scansione intraorale

La procedura è più semplice da comprendere osservandola come una sequenza.

Lo scanner viene fatto scorrere sulle superfici dentali secondo un percorso stabilito dall'operatore. Il sistema acquisisce progressivamente le informazioni e costruisce sullo schermo il modello tridimensionale.

Il paziente può vedere direttamente ciò che viene rilevato.

Non è quindi necessario attendere la solidificazione di un materiale per ottenere un'impronta fisica da inviare successivamente al laboratorio.

La scansione può essere interrotta, controllata e ripresa. Se una zona non è stata acquisita correttamente, l'operatore può intervenire senza dover necessariamente ripetere l'intera procedura.

Il tempo necessario dipende dalla situazione clinica, dall'estensione della scansione e dal tipo di lavoro da eseguire. Non esiste quindi un tempo standard valido per ogni paziente.

La differenza che il paziente percepisce subito

Per alcune persone la differenza più evidente è semplicemente il comfort.

L'impronta tradizionale richiede l'inserimento di un portaimpronta riempito con materiale da impronta. In alcuni pazienti questa procedura può provocare una sensazione di ingombro, difficoltà a respirare attraverso la bocca o riflesso del vomito.

La scansione intraorale elimina questo passaggio.

Lo scanner entra nella bocca, ma non deve essere riempito con materiale da impronta e non deve rimanere in posizione fino alla presa del materiale.

Questo può rendere la procedura più semplice da tollerare, soprattutto per chi ha una particolare sensibilità al riflesso del vomito.

Non significa che la scansione sia sempre preferibile o possibile in qualsiasi situazione. Significa che oggi esiste una modalità digitale di acquisizione che, in molte indicazioni, permette di lavorare senza ricorrere all'impronta convenzionale.

Un modello digitale non è soltanto una fotografia dei denti

È importante distinguere una scansione intraorale da una semplice fotografia.

Una fotografia registra un'immagine.

La scansione costruisce invece un modello tridimensionale digitale delle superfici acquisite.

Questo modello può essere ruotato, ingrandito, analizzato e utilizzato come base per diverse fasi della progettazione.

In funzione del caso, i dati possono essere messi in relazione con fotografie, documentazione clinica, radiografie e immagini CBCT.

Il valore della tecnologia nasce quindi dalla possibilità di mettere in relazione informazioni diverse.

Ortodonzia: dalla scansione alla progettazione

Nel campo ortodontico la scansione intraorale è particolarmente utile perché consente di disporre di un modello digitale delle arcate.

Questo modello può essere utilizzato per la progettazione di trattamenti con allineatori trasparenti e per altre procedure ortodontiche.

In alcuni flussi digitali è inoltre possibile simulare l'evoluzione prevista del trattamento.

È importante però distinguere una simulazione da un risultato garantito.

La rappresentazione digitale serve a progettare e comunicare il trattamento; la risposta biologica dei denti non è un'immagine generata dal software e non può essere prevista in ogni dettaglio.

La tecnologia aiuta quindi il professionista a progettare, verificare e comunicare. Non sostituisce la valutazione clinica.

Protesi: quando il modello digitale entra nel laboratorio

È nella protesi che il passaggio dall'impronta fisica al dato digitale diventa particolarmente interessante.

Una scansione intraorale può essere utilizzata come base per la progettazione digitale di corone, faccette, ponti e altre riabilitazioni protesiche, secondo le indicazioni del caso.

I dati possono essere trasferiti al laboratorio odontotecnico e utilizzati all'interno di un flusso CAD/CAM.

La sequenza può diventare:

scansione → progettazione → produzione → verifica clinica.

Il modello digitale non elimina il lavoro dell'odontotecnico.

Al contrario, in un flusso digitale ben organizzato, rende ancora più importante il rapporto tra studio e laboratorio: i dati devono essere corretti, interpretati e trasformati in un manufatto che dovrà poi funzionare nella bocca reale.

E per gli impianti?

Qui è necessaria una distinzione importante.

TRIOS non vede l'osso e non visualizza il nervo mandibolare.

Lo scanner intraorale acquisisce principalmente le superfici che è possibile rilevare otticamente.

Per conoscere anatomia ossea, posizione delle strutture anatomiche e caratteristiche che non sono visibili sulla superficie della bocca servono gli esami radiologici appropriati, come la CBCT quando indicata.

Nella pianificazione implantare, quindi, i dati dello scanner possono essere integrati con quelli radiologici.

È proprio questa integrazione a permettere, nei casi indicati, di progettare un intervento attraverso un flusso digitale.

Scansione intraorale e CBCT forniscono informazioni differenti.

Non sono strumenti alternativi: possono diventare parti dello stesso processo diagnostico e progettuale.

Il vantaggio non è soltanto per il paziente

La scansione digitale modifica anche il lavoro dello studio e del laboratorio.

Un'impronta tradizionale deve essere trasformata in un modello fisico e trasferita lungo una catena di lavoro.

Con una scansione intraorale, il dato nasce già in formato digitale.

Questo permette di:

  • visualizzare immediatamente il modello;

  • controllare la qualità dell'acquisizione;

  • intervenire sulle aree eventualmente da riprendere;

  • archiviare il modello digitale;

  • trasferire i dati al laboratorio all'interno del flusso previsto;

  • utilizzare il modello per successive fasi di progettazione.

La tecnologia riduce quindi alcuni passaggi fisici e modifica il modo in cui le informazioni vengono condivise.

Vedere insieme ciò che prima era separato

Uno degli aspetti più interessanti dell'odontoiatria digitale non è il singolo dispositivo.

È la possibilità di integrare dati diversi.

Una scansione intraorale può mostrare la morfologia delle superfici dentali.

Le fotografie documentano aspetti clinici ed estetici.

Le radiografie forniscono informazioni che non sono visibili esternamente.

La CBCT, quando indicata, permette di studiare l'anatomia tridimensionale delle strutture interessate.

La progettazione digitale consente poi di mettere in relazione queste informazioni.

Il risultato non è semplicemente una bocca trasformata in un modello 3D.

È un modo diverso di organizzare le informazioni necessarie per prendere decisioni cliniche.

La tecnologia non sostituisce l'esperienza

Uno scanner può acquisire moltissimi dati.

Ma un dato non è ancora una decisione clinica.

È il professionista che deve stabilire quali informazioni siano rilevanti, interpretarle nel loro contesto e decidere come utilizzarle.

Lo stesso vale per il laboratorio odontotecnico.

Un modello digitale può essere estremamente preciso, ma la qualità del risultato finale dipende dall'intero processo: acquisizione, progettazione, comunicazione, realizzazione e verifica.

Per questo motivo la tecnologia digitale non elimina la componente artigianale e professionale dell'odontoiatria.

La rende, sotto molti aspetti, ancora più interconnessa.

Il ruolo del laboratorio odontotecnico

Nel passaggio dall'impronta al dato digitale cambia anche il modo di comunicare con il laboratorio.

Il modello non arriva più necessariamente sotto forma di impronta fisica o modello in gesso. Può essere trasferito digitalmente e inserito nel flusso CAD/CAM del laboratorio.

Ma il passaggio più importante rimane quello tra dato e progetto.

Chi lavora sia con la parte clinica sia conoscendo direttamente la realtà del laboratorio odontotecnico può leggere questo passaggio da entrambe le prospettive.

È uno dei motivi per cui, in una riabilitazione protesica, la tecnologia non dovrebbe essere considerata separatamente dal rapporto tra odontoiatra e odontotecnico.

Il software può accelerare il trasferimento dei dati.

La progettazione, invece, continua a richiedere competenza.

TRIOS è sempre necessario?

No.

La tecnologia deve essere utilizzata quando è utile al caso clinico.

Esistono situazioni nelle quali la scansione digitale rappresenta una soluzione efficace e situazioni nelle quali altre modalità di rilevazione possono essere più appropriate.

La scelta dello strumento non dovrebbe quindi partire dalla domanda:

«Quale tecnologia abbiamo?»

Ma da una domanda precedente:

«Quali informazioni ci servono per affrontare correttamente questo caso?»

Solo dopo viene la scelta dello strumento più adatto per ottenerle.

Dall'impronta al dato

Il passaggio dalla pasta da impronta allo scanner intraorale può sembrare, visto dall'esterno, una semplice evoluzione tecnologica.

In realtà rappresenta qualcosa di più.

L'impronta tradizionale produce un oggetto fisico.

La scansione produce un dato digitale.

Quel dato può essere controllato, elaborato, archiviato, condiviso e integrato con altre informazioni.

È questo il vero cambiamento.

Non la promessa di una tecnologia che fa tutto da sola, ma la possibilità di costruire un flusso di lavoro nel quale diagnosi, progettazione, laboratorio e realizzazione sono collegati da informazioni digitali.

La scansione intraorale nello Studio Dentistico Vivaldini

Nello Studio Dentistico Dott. Pierluca Vivaldini la scansione intraorale si inserisce all'interno di un approccio che mette insieme diagnosi, esperienza clinica e tecnologia digitale.

3Shape TRIOS non rappresenta quindi una prestazione a sé.

È uno degli strumenti che possono entrare nel processo di acquisizione e progettazione quando la situazione clinica lo richiede.

Il principio rimane quello di partire dalle informazioni necessarie per comprendere il caso e, solo successivamente, scegliere gli strumenti più adatti per affrontarlo.

La tecnologia è utile quando rende più leggibile il caso, più controllabile il progetto e più efficace la comunicazione tra studio, paziente e laboratorio.

È in questo passaggio che un'impronta può diventare qualcosa di diverso: non semplicemente un calco della bocca, ma un dato con cui continuare a lavorare.